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Bologna la selva turrita

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La Storia

 

Le Due Torri

La Garisenda, la più antica delle due Torri, può essere datata intorno all'ultimo ventennio dell'XI secolo. La torre subì rapidamente un cedimento, appena raggiunti i 60 metri, poiché la sua struttura era inadeguata al terreno instabile su cui era fondata. Sotto le Due Torri infatti scorre il torrente Aposa, che è possibile visitare ancora oggi grazie a recenti restauri (e ai tour organizzati dall'Associazione amici delle vie d'acqua e dei sotterranei di Bologna). Il cedimento non permise quindi di raggiungere l'altezza prefissata e la decisione di costruire la torre degli Asinelli potrebbe essere figlia di questo primo errore progettuale. La torre Asinella fu completata con molta probabilità nel 1109 grazie a metodi costruttivi più "moderni"; tuttavia non è possibile dare misure certe sulla reale altezza dell'edificio in questo periodo. Si pensa che gli attuali 97 metri furono raggiunti in due tempi, grazie a una sopraelevazione successiva per motivi di pubblica utilità. Infatti, via via che la proprietà della Torre è stata acquisita dal Comune durante il Trecento, la sua destinazione d'uso passò da strumento di lustro e difesa per la famiglia Asinelli, a luogo carcerario e punto di osservazione e segnalazione a grande distanza grazie alla sua "lumiera" posta in cima.

La Garisenda con la sua pendenza contese il primato alla Torre di Pisa già dai primi tempi, il suo abbattimento fu scampato soltanto perché le casse comunali non disponevano delle 3000 lire necessarie per l'esproprio alla famiglia Garisendi, dalla quale prende il nome. Pur scampando alla demolizione totale, nel 1350 la Garisenda dovette subire un'abbassamento, di circa 12 metri, per volere del visconteo Giovanni da Oleggio, allora Governatore di Bologna. In questo modo fu possibile utilizzare la parete della torre come appoggio per un corridore, un ponte coperto di legno che metteva in comunicazione le Due Torri. Il ponte aveva una funzione strategica, dall'altezza di 34 metri era infatti possibile controllare tutta l'area del Mercato di Mezzo e prevedere l'accendersi di sommosse contro l'odiato padrone forestiero. Il corridore bruciò, con la probabile gioia dei Bolognesi, la notte di San Lorenzo del 1398, poiché un incendio accidentale arse tutto ciò che di legno c'era dentro e fuori la torre degli Asinelli. L'incendio non fu comunque il primo, la torre ne subì già uno doloso nel 1185 a causa di una guerra tra fazioni. Gli effetti devastanti delle fiamme del 1398, favoriti dalla forma "a canna fumaria" della torre degli Asinelli, portarono alla decisione da parte delle autorità comunali di effettuare lavori di consolidamento. L'Asinelli fu quindi interrotta da una solida volta intermedia, in cima fu sostituita la piattaforma in legno con una in muratura e il vano interno alla base della torre venne ricoperto di mattoni che ne modificarono la forma da quadrata a circolare.

L'Asinelli con la sua altezza è stata negli anni facile preda dei fulmini, che ne hanno ripetutamente attaccato la struttura e hanno richiesto riparazioni, fino al 1824 quando il professore di Fisica Francesco Orioli si occupò di seguire i lavori per l'installazione di un parafulmine. Prima di allora delle varie proposte di difesa dalla piaga fulminea la più famosa è quella del parroco di Montalbano (nel modenese) don Francesco Baraldi. Nel 1756 si appellò al senato Senato bolognese sostenendo che una torre rivestita in marmo sarebbe stata meno soggetta al pericolo dei fulmini, in quanto il marmo per sua natura freddo, attira meno le saette della pietra la quale, secondo il parroco, possedeva assai foco. Dal clero al cielo, la protezione fu poi affidata a San Michele Arcangelo, raffigurato in un bassorilievo ad opera di Giovan Battista Gnudi posto sulla fronte ovest della torre.

L'ultimo pericolo per la torre furono i bombardamenti della seconda guerra mondiale. In quel periodo, l'Asinelli venne usata per come punto di avvistamento per dirigere i soccorsi durante e dopo le incursioni aeree tedesche. Sia per il suo valore strategico che simbolico la torre divenne quindi un ghiotto bersaglio e oggetto di vere e proprie scommesse tra gli aviatori nemici. Il 25 settembre del 1943 una bomba arrivò a sfiorarle, colpendo e distruggendo le case all'angolo tra via Zamboni e via San Vitale. Per questo e per altri bombardamenti più lontani ma di maggior calibro le torri hanno subito i maggiori pericoli di cedimento. Tuttavia una provvidenziale e incredibile fortuna le ha fatte arrivare salve fino ai nostri giorni.


A cura di Articolture, in collaborazione con la Redazione Iperbole - Settore Comunicazione - Comune di Bologna
Ultimo aggiornamento: 24/07/2009 19:32