|
Vivere la preadolescenza come risorsa
Da 10 anni a questa parte Famiglia Aperta lavora con i preadolescenti,
attraverso il progetto educativo diurno che offre, nel corso del
pomeriggio, pranzo, sostegno scolastico, attività creative
e ricreative e vacanze. Ma chi sono i preadolescenti?
La preadolescenza è una fascia d’età non univocamente
definibile dal punto di vista cronologico, anche se viene normalmente
compresa fra gli 11 e i 15 anni. E’ una fase di grandi metamorfosi
psicologiche che riguardano sia il mondo interno sia lo scenario
interpersonale del ragazzo. Viene definita un'età di transizione,
di incertezza e di ambiguità, in cui avvengono i riti di
passaggio dalle sicurezze della società infantile ai conflitti
della società adulta. L’insieme delle trasformazioni
psicologiche e fisiologiche che avvengono in questo periodo crea
le premesse per una ristrutturazione della persona e della personalità,
ma rende meno accettabile lo status di dipendenza dall'adulto fino
a quel punto vissuto come indiscutibile. Il disagio preadolescenziale
si esprime sia con il rifiuto o con l'insuccesso scolastico, sia
con forme di devianza e di marginalità sociale che richiedono
da parte degli educatori un’elevata capacità di lettura
dei fenomeni comportamentali dei ragazzi. .
Nel contesto socio-culturale delle società moderne, l’ambiguità
degli adolescenti è un fatto documentato: nessuno sa esattamente
quali siano i diritti e i doveri di un ragazzo di quell’età,
per cui il comportamento più frequente oscilla fra richieste
di responsabilizzazione e atteggiamenti di protezione o di non valorizzazione.
Questa condizione di "marginalità sociale" dell’adolescente,
determinata dal fatto che non appartiene né al gruppo dei
bambini né a quello degli adulti, lo pone in una situazione
di incertezza che indebolisce il senso della propria identità
personale, sessuale e sociale.
Per questo l’associazione Famiglia Aperta ha iniziato un percorso
di approfondimento e di collaborazione nell’ambito della ricerca
nel settore della preadolescenza, per poterla considerare non più
un disagio bensì una risorsa. Per realizzare tutto ciò
occorre intrecciare una fitta rete di relazioni in un contesto che
presenta punti di criticità significativi per quanto riguarda
i processi di cooperazione e coordinamento tra i diversi attori
coinvolti: gli esperti in materie socio-psico-pedagogiche, gli educatori,
le scuole, i centri educativi, i servizi socioeducativi, extra scolastici
e di volontariato, gli operatori e le famiglie.
Pertanto Famiglia Aperta vuole favorire un’evoluzione nella
qualità della relazione educatore-preadolescente inquadrando
sempre più l’agire specifico educativo – pedagogico
del lavoro di territorio in un’ottica di promozione del benessere
anziché di scoraggiante rincorsa alla cura del disagio. In
questa prospettiva, quindi il preadolescente viene riconosciuto
principalmente come risorsa, così come i contesti territoriali
ad esso afferenti: la scuola, la famiglia, i centri di aggregazione,
le strutture e i gruppi educativi.
Famiglia Aperta
|