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Famiglia Aperta è… come un viaggio
(Chiude il diurno, ma riparte con nuove forme di aggregazione scelte
anche dai ragazzi)
Alcuni anni fa, a conclusione di un ciclo di incontri di formazione
e supervisione a cui avevano partecipato attivamente numerosi volontari,
fu chiesto dal coordinatore a tutti i partecipanti di esprimere
con una similitudine il loro vissuto di Famiglia Aperta. Queste
furono alcune delle risposte: “E’ come una sinfonia
… come un albero… come l’arcobaleno… come
un paio d’occhiali… come il mare… come un viaggio…
come un ponte… come l’ingranaggio dell’orologio…
”. Tutte immagini molto significative, che racchiudono sicuramente
una parte di storia del gruppo socio-educativo diurno di Famiglia
Aperta. Una storia, però, che al momento attuale richiede
una pausa di riflessione e di approfondimento. Infatti questa storia
ha senso se riesce a creare in ogni presente situazioni formative
gradevoli invitanti amiche e se riesce ad aprire un varco di speranza
di fiducia e di amicizia in ogni futuro. Se è capace di promuovere
dei “riconoscimenti” delle alleanze… una comunità
e di “inventare” dei modi, dei tempi e dei luoghi di
incontro per illuminare e sostenere la crescita di tutti.
Oggi, la difficoltà e la criticità di alcuni aspetti
chiedono di ripensare ai modi, ai tempi, alle situazioni. E si fanno
ipotesi per il futuro.
Sicuramente sarebbe bene continuare il sostegno scolastico ai nostri
ex-ragazzini che attualmente frequentano le superiori, ma è
certamente ancor più importante sperimentare nuove forme
di incontro e di aggregazione, “scelte” anche dai ragazzi
stessi e più idonee a stimolare la gioia di stare insieme
e di fare insieme delle esperienze. Fare e ascoltare musica, vedere
e fare cinema, imparare lavori artigianali, giocare, fare gite viaggi
e camminate, preparare insieme la cena…
Studiare delle tappe di vita in comune capaci di arricchire la vita
di tutti, piccoli e grandi… E’ un impegno che noi dell’Associazione
ci siamo presi e che cercheremo di rispettare gradualmente nei prossimi
mesi.
Maria Grazia
Ricordo che, più che meno di una ventina di anni fa, a Bologna,
c’erano almeno due diurni. Uno sotto il voltone del Podestà
ed uno nel budello che c’è in via Montegrappa appena
dopo il cinema. Del primo dovetti anche servirmi, dopo una notte
all’addiaccio nei giardinetti di piazza Cavour, per recuperare
un minimo di decoro nei confronti della ragazza che stavo corteggiando.
Erano posti dove, con una spesa relativa, ti potevi fare una doccia
ed, esagerando, un taglio di capelli. C’è un altro
diurno, a Bologna, molto più vicino a noi: è il progetto
di Famiglia Aperta, l’ormai decennale “mensa e doposcuola”.
A novembre 2003 siamo ripartiti con tre giorni la settimana, più
una serata a partecipazione libera. Contiamo, a luglio, alla scadenza
del contratto con il Comune, di non chiedere il rinnovo: il diurno
chiude, verrebbe da dire. E molti lo dicono. Ed è vero.
Ma non chiudono certamente i locali di Famiglia Aperta, ed il desiderio
di realizzare nuove relazioni, nuove situazioni, in orari e contesti
meno canonici, per vivere con i “nostri” ragazzi esperienze
altre da quelle del supporto scolastico. Abbiamo parlato di questa
nuova visione e di come realizzarla sabato 24 aprile scorso. Continueremo
a parlarne: se ti viene qualche idea e se vuoi conoscerci, vieni
a trovarci alla festa del decennale che faremo domenica 6 giugno
alla cooperativa Dulcamara sopra Ozzano Emilia.
Marco Piccinini,
presidente Famiglia Aperta
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