Il documento dei Settanta

Dalla Scuola del ministero alla Scuola della Repubblica promosso il 26.X.1995 da 70 intellettuali, sottoscritto da oltre temila operatori scolastici e da interi collegi docenti è assunto nell'atto costitutivo della Associazione Per la Scuola della Repubblica

DALLA SCUOLA DEL MINISTERO ALLA SCUOLA DELLA REPUBBLICA

E’ viva la preoccupazione nel mondo della scuola e tra coloro che di essa si occupano, per quello che potrebbe essere definito un "generale, drammatico difetto di analisi". Pervasivo, al di là delle intenzioni, di quasi tutti i progetti di cambiamento del sistema scolastico italiano oggi avanzati. Tale difetto consiste nel non vedere come il nodo della qualità della scuola, cioè il livello dei suoi esiti formativi, passi essenzialmente per il suo contenuto culturale e per il modo in cui questo viene mediato nell’azione formativa. Ciò porta, in corrispondenza, ad ascrivere la gran parte dei ritardi della nostra scuola non ad una carenza di elaborazione e di ricerca sulla cultura della formazione ma esclusivamente alla sua rigidità organizzativa, alla mancanza di competitívità, agli intralci burocratici che ne soffocano le potenzialità.

Che questi problemi vi siano e che sia necessario affrontarli e risolverli con l'autonornia del sistema formativo, che si debba cioè passare al più presto dalla scuola del Ministero alla scuola della Repubblica, con una diffusione delle responsabilità ed una maggiore capacità di autogovemo, non c'è dubbio.

E necessario però avere la consapevolezza che la soluzione di questo solo non potrà di per sé portare al superamento di quell'altro:grande scoglio di fronte a cui si trova la nostra scuola - la sua qualità culturale e la sua efficacia formativa, appunto, che richiede grande mobilitazione, pluralità dì intelligenze e di proposte e la rnessa in campo di adeguate risorse.

Anni di riforme annunciate e mai realizzate o di riforme, pur significative, approvate, ma non sostenute né da risorse sufficienti né da coerenti politiche di riqualificazione dell'offerta formativa, hanno provocato, oltre che disagi, forti danni al sistema scolastico italiano, che ha così mantenuto, e forse aggravato, le giá forti disparità sociali e territoriali, eludendo così quel principio di eguaglianza indicato nell'art. 3 della Costituzione.

Malgrado l'impegno e la buona volontà di tanti all'interno della scuola, si è andata facendo strada l'idea, errata e grave, che le riforme scolastiche siano inefficaci e perciò inutili se non dannose, in quanto portatrici soltanto di aggravi di lavoro.

l. Fare í conti con i cambiamenti della società

Riforme radicali sono invece índispensabili perché la scuola si trova a dover fare i conti con i profondi cambiamenti intervenuti nel tessuto sociale, nel campo della ricerca scientifica e tecnologica, dei sistemi di comunicazione, della qualità e dell'organizzazìone dei lavoro.

La scuola è posta di fronte al problema dell'áumento vertiginoso delle conoscenze che impone, pena una sua arretratezza e separazione dalla cultura moderna, successive e sempre più difficili scelte per ridefinire via via un sapere scolastico che sia culturalmente significativo, modemo ed efficace sotto il profilo formativo. Inoltre, da un lato la scuola subisce gli effetti della riduzione di comunicazione culturale-sociale, mentre, dall'altro, è incalzata ~ per quantità e tempi - dalla enorme massa di comunicazione massmediologica. Pervasiva e unidirezionale. questa tende spesso a sovrastare quella comunicazione sociale interattiva -famiglia, gruppo, comunità, piazza, quartiere, oratorio, partito, associazione - di pèr sé formativa, sulla quale l'azione della scuola si inseriva in modo costruttivo. L'acquisizione ormai smisurata di informazioni, essenzialmente passiva-ricettiva, non produce un corrispettìvo di formazione critica, in quanto di per sé non capace di creare vera conoscenza e abilità persistenti e non dunque perché i ragazzi sìano fisiologicamente meno capaci di apprendere). Perciò il compito della scuola - che non è solo quello della comunicazione quanto essenzialmente della medìazione culturale a scopo formativo -e di chi in essa opera, non solo si ripropone come centrale e necessario ma si fa oggettivamente più difficile e delicato. Infatti la scuola non può farsi estranea a questi cambiamenti ma deve divenire rispetto ad essi luogo dì decodifica, di formazione consapevole e critica, di produzione creativa: per fornire ai giovani gli strumentì che li mettano in grado di "stare" in questo villaggio da soggetti, per dotarli delle basi che consentano loro di affrontare con la necessaria flessibilità un nuovo che incalza sempre più velocemente, incidendo sulla vìta di ognuno e su tutte le attività lavorative. Per insegnare dunque a studiare e a lavorare con le nuove tecnologie e i nuovi linguaggi.

E’ il dramma odiemo proprio non solo della scuola italiana ma di tutti i sistemi scolastici dei Paesi sviluppati, in crisi quale che sia la forma della loro organizzazione. Con in più, per quanto riguarda la nostra scuola, il peso di un grave deficit di cultura scientifica, tecnologica, storico-gìuridica, economica e di arretratezza nella cultura socio-pedagogica.

2. Grandi energie per un progetto complesso e di lungo respiro

Andrebbero poste in essere dunque strategie per una nuova ricerca sul sapere scolastico, incanalando su questo versante le grandi risorse della cultura di questo Paese. Andrebbe ripensata e in buona

parte rinnovata l'intera cultura scolastica, meglio finalizzata ad una sua utilità per la vita (apprendere ad apprendere criticamente). Andrebbero sviluppati approfonditi studi sulle nuove strategie di insegnamento-apprendimento, dalla matema alla superiore -tempi distesi, luoghi accoglienti sono una condizione essenziale per una buona formazione. Andrebbe ridefinito il sistema scolastico secondo un progetto unitario (mentre la nostra scuola soffre ancora dei vizi d'origine dei suoi vari spezzoni - superiore, media, elementare, materna -nati in situazioni storiche e con motivazioni loro proprie, per sovrapposizioni successive); e quindi andrebbe realizzato un adeguato e flessibile sistema postsecondario e riqualificata, nel contempo, la formazione professionale. Andrebbe ripensata e costruita una nuova professionalità docente con specifiche competenze, che oggi solo l'attuazione di un sistema universitario di prima forniazione può garantire. Andrebbero recuperati, attraverso la ricerca, da sviluppare ìn un proficuo rapporto tra scuola - a tutti i livelli - e Università, nuovi filoni di cultura scolastica, da tempo abbandonati o mai entrati nella scuola: recuperare - ad esempio -tutto il settore dei fare e dell'operare ai fini dello sviluppo intellettuale, eliminando un ritardo di elaborazione che tra l'altro, è causa non ultima deI forte tasso di abbandoni dei nostro sistema scolastico, e comunque della difficoltà a produrre esiti formaúvi che riducano in modo significativo le disparità dì partenza. Andrebbero ìnfine recepite nella scuola, in modo non occasionale, nel quadro del grande tema dell'interculturalità, le dimensioni europea e mondiale, rispetto a citi il nostro Paese rischia di rimanere estraneo.

Si tratta insomma di mobilitare ingenti forze ed energie, materiali ed intellettuali - a cominciare da quelle già in larga misura presenti nella scuola- ìntomo ad un progetto culturale-formativo unitario, di grande respiro e durata, nell'interesse-diritto delle nuove generazioni, che guardi al futuro dei Paese e dei inondo. Per questo non basta solo affermare, per quanto ciò sia decisivo, di voler porre la scuola al centro dell'interesse del govemo del Paese, se non si rivisitano anche le ragioni storiche che obbligano un paese moderno a fare della scuola una grande questione sociale e culturale, il luogo privilegiato di investimento per le generazioni future.

Ogni Paese ha la stia storia, ogni sistema scolastico la sua storia.

Perciò, per la sua portata, la questione scolastica è destinata a concorrere in modo sostanziale a dare identità ad ogni opzione politica complessiva.

3. Risposte sbagliate all'esigenza di cambiamento

Alla necessità di mettere la scuola in condizione di corrispondere a questo bisogno di cambiamento e alla nuova domanda culturale, da più parti si risponde non con un’offerta culturale-formativa

qualificata e adeguata all'oggi e a far fronte al crescente disagio giovanile, in un contesto di "accoglienza" coerente. Si risponde bensì con l'offerta - non integrativa ma di fatto altcrnativa. a quella - di spazi e occasioni di socializzazione in nome di un generico star bene dei singoli. Si lascia, cioè, affievolire quell'idea di scuola come luogo dell'istruzione e della formazione dell'uomo e del cittadino, base perciò della civile convivenza democratica; di una scuola come luogo istituzionalmente deputato alla trasmissione di quella cultura che la socictà giudica necessario trasmettere alle nuove generazioni, di quel sapere che rende ognuno, soggetto autonomo di democrazia: ciascuno, in grado di capire e farsi capire, di operare e di agire consapevolmente, padrone di un sapere che sia liberatorio di potenzialità e occasione dì cittadinanza, condizione incliminabile per un vero star bene.

Che debba oggi essere nettarnente migliorata la condizione "ambicntale" di chi frequenta la scuola non c'è dubbio; anzi ciò è essenziale per un apprendimento serio ed una crescita equilibrata. Ma se nella scuola a tale impegno - che non può essere improvvisato, ma richiede anch'esso una adeguata preparazione - non si unisce quello, altrettanto decisivo, volto a garantire un apprendimento significativo, diventa forte il rischìo di snaturare la specifica funzione della scuola stessa e di chi in essa opera.

Da qualche anno infatti sta verificandosi una tendenza ad assegnare alla scuola, trasformata sempre più in contenitore di svariate, generiche attività ed educazioni, una funzione - oltre tutto inadeguata poiché è un tcrreno che non le è proprio -solo apparentemente terapeutica, offrendo risposte al disagio giovanile di basso profilo culturale in chìave individualistica o di gruppo ristretto e mornentanee, senza perciò garantire ai singoli vera cittadinanza.

L’acquísizione del senso dei tempi e delle cose può essere assicurata dal possedere gli strumenti per capire e per agire da soggetti consapevoli, dal conoscere crìticamente, (ad esempio, la storia mondiale di questo secolo), o dall'acquisire robuste conosccnze scientifiche, e insieme a questo maturare forti, significative capacità di relazione, e non solo dal semplice stare insieme, dallo svolgere insieme "1ibere, cioè generiche, attività".

La scuola deve mantcncre e perfezionarc il suo ruolo dí strumento e sede di socializzazione e il suo personale dovrebbe essere preparato (e aggiornato e verificato) in modo da sapcrsi inserire nelle dinamiche relazionali -fra insegnanti, fra insegnanti e alunni - che caratterizzano la vita scolastica, come ogni altro momento e aspetto della vita associata.

Una scuola dello star bene, che però non affidasse questa condizione anche all'acquisizione di un solido apparato culturale (linguistico, scientifico, operativo) e riducesse la sua funzione al solo piano relazionale (senza

averne le competenze e ricorrendo spesso a mezzúcci), può anche apparire come una scuola più accogliente, nell'immediato più accattivante, più libera di quella vincolata a programmi nazionali, a modelli forniativi propri di un apprendimento critico e rigoroso.

Ma così non è. Al contrario, tornerebbe ad affacciarsi, in forme aggioniate, l'idea di una scuola che trasmette valori dati e non affidato al forrnarsi di tiri sapere critico: una scuola perciò autoritaria. D'altra parte, una scuola che si caratterizzasse (e si qualificasse) maggiorniente in virtù dei proprio fine istituzíonale - formare e dare cultura - rappresenterebbe per i giovani un elemento rássicurantc, una possibilità in più di un vero star bene, e dctcrrninare perciò maggiore motivazione ailo studio.

4. L’autonomia scolastica ha bisogno di un grande progetto culturale. formativo

Il permanere di una tendenza come quella descritta allontana la comunità nazionale e, segnatamente, il mondo della cultura e la scuola stessa dalla necessità di una riprogettualizzazione: culturale-forniativa del nostro sistema scolastico. Mortifica ultcriormente le enormi poternzialità di cultura, impegno, operaúvità, disponibilità, ancor oggi (malgrado tutto) presenti nella scuola. Rischia di pregiudicare il potenziale innovativo di qualunque proposta di autonomia scolastica. Al contrario, proprio tale autonomia, alla luce di un chiaro progetto culturale-formativo, condiviso e visibile, diventa elemento indispensàbile non solo di arricchirnento a tutti i livelli dei processo fonnativo, ma anche di più forte garanzia di pluralismo culturale e di partecipazione democratica.

Non perciò qualsiasi autonoinia, bensì ]'autonomia di un sistema forniativo che deve pur sempre essere pubblico, dernocratico e nazionale; non quindi autonomia dallo Stato, ma autonomia nello Stato, e più precisamente nello Stato delle autonornie. Cioè, la scuola della Repubblica. Autonomia, decentramento e democratizzazíone dei poten decisionali e gestionali si pongono quindi come elementi indispensabili di un rinnovamento culturale de1la scuola pubblica; in questo anibito, maggiore dovrà essere il ruolo propositivo delle singole scuole e di chi in esse opera e degli stessi Enti locali. Tale capacità di risposta deve esprimersi, però, in modo concertato, in un quadro di certezze istituzionali: piani di studio, curricoli, obiettivi, finalità; in questo contesto le legittime istanze locali possono trovare una mediazione significativa e possono assumere il valore, non di allontanámerito o, peggio, di svuotamento, bensì di arricchimento del comune disegno nazionale di istruzione e di elevamento culturale dei Paese che, a tutt-oggi, presenta gravissimi ritardi. Si deve quindi respingere la logica mercantile che vede l'autonomia delle scuole come condizione di competitività attraverso cui si reaIizzerebbe lo sviluppo qualitativo dell'intero sistema di Istruzione.

5. I pericoli di un’autonomia senza progetto

Per questo, circoscrivere all'autonomia la questione scolastíca nel nostro Paese senza il parallelo impegno di garantire un rinnovamento culturale e della,qualità formativa (contenuti, metodologie, didattiche) significa in realtà dar spazio a chi vuole introdurre nella scuola, come volano per una sua qualificazione, il principio della competitività aziendale. Inserirla in un mercato dove chi più è in grado di pagare avrebbe un servizio migliore, ma in realtà senza la garanzia pubblica che lo sia realmente. Questo - discuúbile in via di principio e comunque inefficace per una struttura che si occupa di forrnazione - legittimerebbe chi vuole introdurre, confondendo le funzioni e i ruoli chiaramente indlcati nella Costituzione, con danaro pubblico sottratto alla scuola statale, le scuole-private in un unico sistema pubblico. Ciò signilicherebbe riconoscere nel sistema pubblico la presenza, a

pieno titolo, di scuote non aperte a tutti, cioè non espressioni di pluralismo - premessa ineliminabíle di ogni sapere critico - bensì di appartenenza culturale, ideologica o religiosa, dove il massimo del pluralismo consenùto sarebbe, inevitabilmente, l'esercizio della tolleranza.

Scuola pubblica e scuole private esprimono esigenze e rispondono a logiche diverse. La scuola pubblica, aperta a tutti e pluralistica nel progetto educativo - dotata di autonomia ma unitaria nelle sue finafità e nel progetto formativo - è condizione di sviluppo democratico e civile dei Paese: essa svolge infatti una funzione pubblica che non è riducibile alla stregua di altri servizi in quanto risponde ad un diritto sociale costituzionalmente garantito. Le scuole private sono espressione della liberià di coscienza e/o di impresa, che godono di piena tutela e legittimità costituzionale, ma in quanto espressione di particolari tendenze culturali e/o religiose, e/o di impresa, non svolgono una funzione per tutti. Le risorse finanziarie pubbliche devono perciò essere destinate al sistema formativo pubblico, cioè gestito dalle pubbliche isùtuzioni in modo democratico, laico e pluralista e nel quale tutti possono riconoscersi.

Il regime delineato nell'art. 33 della Costituzione mantiene pertanto tutta la sua validità, in questo contesto la legge "sulla parità" che lo stesso art. 33 della Costituzione prevede,deve, nel rispetto-della diversa finalità e funzione delle scuole private, "assicurare ad esse pienaa libertà ed ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali".

Parità, quindi, a garanzia di un pari trattamento scolastico degli alunni che non cancella le diversità delle finalità e che in ogni caso non può comportare alcun onere per lo Stato. Il quadro delineato della attuale situazione della scuola italiana e dei suoi possibili (necessari) sviluppi, richiede un grande, solidale impegno da parte di tutto il Paese: ma proprio il carattere istituzionale e piuralista della nostra scuola la rendono ricca di valori (confronto, uguaglianzia, solidarietà), da tutti condivisi e promossi dalla Costituzione, e attenta e disponibile al contribuio di quanti - qualtinque sia l'orientamento culturale -ritengano la sua funzione di acculturazione e di emancipazione decisiva per lo sviluppo e la crescita democratica dei nostro Paese.

Alberto Asor Rosa, PaoloBarile, Enrico Bellone, Giovanní Benzoni, Carlo Bernardini, Giorgio Bini, Remo Bodei, Paolo Boero, AldoBorsese, Antonio Brusa,Matilde Callari Galli, F ranco Cambi, Andrea Canevaro, Gian Mario Cazzaniga,Mauro Ceruti, Vittorio Citti, Giacomo Cives, Giancarla Codrignani, Maria Corda Costa, Giuseppe Colturri, Bernardo De Bernardinis, Tullio De Mauro, Gianni Ferrara, Bìce Foà Chiarornonte, Cosìmo DamianoFonseca, A lessandro Galante Garrone, Nicola Gallerano,.Orazio Gavioli, Stefano

Gensini, Filippo Gentiloni, Margherita Hack, Ferdinando Imposimato, Raffaele Laporta, Franco Liguori, Giunio Luzzatto,,PierFrancesco Maiorino, Corrado Mauceri, Eduardo Missoni, Graziiella Morselii, Marisa Musu, Giorgio Nebbia, Alberto Oliverio. Anna Oliverio Ferraris, Carlo Ottino, Mauro Palma, Lino Palmíeri, Claudio Pavohe, Luciana Pecchioli, Glan Maria Pedemonte, Giuseppe Petronio, Clotilde Pontecorvo, Giuseppe Ricuperati, Gianfranco Rescalli, Giuseppe Ugo Rescigno, Stefano Rodotà, Osvaldo Roman, Rossana Rossandá, Marco Rostan, Roberto.G. Salvadori, Alba Sasso, Ettore Scola, Angelo Semeraro, Giorgio Spini, Francesco Tanini, Gastone Tassinari, Ermanno Testa, Benedetto Vertecchi, Edoardo Vesentini, Marcello Vigli, Aldo Visalberghi.

Per aderire far pervenire, per posta o per fax il proprio nominativo (firma e, accanto. nome e cognome in stampatello) insieme all'indicazìone della attività svolta e della città. 1 docenti segnalino anche la scuola di appartenenza. Si possono inviare anche contributi scritii.

Fax: 0615894077 - 06/3721 Il 5 -0551588820 - 0613337437.

Posta: "Dalla scuola dei ministero alla scuola della repubblica".

Piazza Sonnino 13.00153 Roma.

Riferimenti per le adesioní:

Corrado Mauccri. tel. 0551577840. fax 0551588820 - 0613721115

Osvaldo Roman, tel. 06137514911; ErmannoTesta. tel. 0615894068, fax 0615894077;

Marcello Vigli, telefax 0613337437.