Le due memorie del 69

Stefano Galieni, http://www.controlacrisi.org/, 12 dicembre 2011


L’anno è di quelli cruciali per l’Italia, il 1969, la città che fa da scenario è il crogiuolo di vecchio padronato fascista e di nuova classe operaia meridionale, Torino, i giorni sono quelli che vanno dal primo sbarco dell’uomo sulla luna alla bomba di Piazza Fontana. Più di tanti saggi occorrono romanzi come “69” , di Cinzia Bomoll, pubblicato da Fazi (pp.272 euro 14,50) per respirare un epoca così lontana eppure così nodale per la storia italiana. C’è chi ha scritto che con il 12 dicembre  l’Italia uscita dalla resistenza ha perso la sua innocenza, ma l’innocenza non si perde in un attimo, per un accidente imprevisto, l’innocenza, se esiste, si trasforma o in consapevolezza o in complicità. Nel romanzo della scrittrice bolognese, ormai trapiantata a Roma, si stagliano due figure, per certi versi speculari, destinate ad incontrarsi e ad uscire verso destinazioni totalmente, radicalmente diverse. Rosa è una ragazza del sud, una “migrante” costretta ad andar via da casa perché disonorata, ragazzina, dal padrone di tutto. Rosa è vitale e testarda, non si rassegna, più che delle ferite che porta ancora sul corpo è tormentata dall’ansia di conoscere, di leggere, di uscire dalla condizione di invisibilità in cui si sente relegata. Corrado è un fascista di Ordine Nuovo. Sta per sposare la donna perfetta di una nobile famiglia piemontese dell’aristocrazia nera, si sente un soldato, forse un ufficiale, di una guerra mai terminata contro il passato e contro il futuro ma cerca anche altro. L’incontro fra i due è perennemente furtivo e fugace, difficile capire chi sia il padrone chi lo schiavo, chi la vittima e chi il carnefice, difficile capire chi ha bisogno dell’altrui presenza, una presenza che non prevede neanche la possibilità di guardarsi negli occhi. Sono due strade destinate a dividersi: Corrado è uno sconfitto che cerca nell’azione terroristica, nei sogni golpisti una propria identità. Corrado non ha futuro, non regge l’urto del mondo che va avanti, la sua violenza è la violenza del maschio fallito che solo nel orrendo sogno fascista riesce a costruire legami apparentemente solidali con altri. Rosa è determinata, affida il proprio futuro ad una acquisizione di coscienza di se come donna e come proletaria, c’è una classe in lotta pronta ad accoglierla e ci sono donne come lei che non vogliono più obbedire. E nei pochi mesi in cui si snoda la vicenda passano davanti le contraddizioni che poi saranno dominanti nella vita quotidiana, la lotta contro la miseria e la Strategia della Tensione, l’eroina e la musica, il mondo gelido dei nuovi rapporti industriali e la sana rabbia operaia. Cinzia Bomoll per scrivere questo intenso romanzo ha fatto un interessante lavoro di ricerca, si percepisce a tatto come abbia cercato le voci, gli umori e i fogli che in quei mesi hanno attraversato il Paese, a leggerlo viene voglia di comprendere davvero e bene la storia di quegli anni, viene voglia di rigettare il revisionismo delle memorie falsamente condivise in realtà mai come oggi così separate per schierarsi, naturalmente dalla parte di Rosa.