Il microchip è un sistema elettronico di identificazione indolore e duraturo.
E' un strumento di grande efficacia al fine di prevenire il fenomeno del randagismo, frenare l'abbandono e rintracciare velocemente il proprietario in caso di smarrimento.
Il chip è contenuto in una piccola capsula, della dimensione di 13 mm di lunghezza e 2,1 mm di diametro, che viene inoculata sotto la cute del cane, dietro l'orecchio sinistro.
La capsula con il chip è contenuta in una speciale siringa con l'ago già innestato, pronto per l'uso.
L'inserimento avviene in una zona che ha una ridotta sensibilità, inoltre il microchip è innocuo, poiché il materiale di rivestimento è biocompatibile e non interagisce con l'organismo dell'animale.
L'operazione di inserimento deve naturalmente essere effettuata da un medico veterinario; ci si può rivolgere sia ad un libero professionista sia al Servizio Veterinario dell'Ausl.
Il microchip è veloce da inserire e inalterabile nel tempo (il tatuaggio dopo qualche tempo diventa illeggibile e l'animale dovrebbe essere nuovamente sottoposto a tale procedura , più lunga e dolorosa dell'inserimento del microchip); inoltre è facile da leggere, poiché all'operatore basta avvicinare il lettore al collo dell'animale.
E' bene ricordare infine, nel caso si desideri viaggiare con il proprio animale, che alcuni paesi europei richiedono il microchip ai fini dell'introduzione dei cani al seguito dei viaggiatori.
Riferimenti normativi:
Legge 14 agosto 1991, n.281 "Legge quadro in materia di animali d'affezione e prevenzione del randagismo"
L.R. 7 aprile 2000, n.27 "Nuove norme per la tutela ed il controllo della popolazione canina e felina".
Regolamento di Igiene PG. 39451/2002– art.273.
A cura della Redazione Iperbole
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Ultimo aggiornamento: 23 05 2011